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Diritti
15 Settembre 2016 | di

Migranti, l’odissea dei piccoli. Minori come pacchi tra Italia e Svizzera: “Respinti in barba agli accordi”

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha denunciato la situazione già a inizio agosto: “Su 450 persone in transito presenti a Como, la metà è rappresentata da minori non accompagnati. Si tratta di persone in pericolo, fragili e esposte a rischi enormi”. Carlotta Sami, portavoce dell’UNHCR in Italia, aveva espresso la propria preoccupazione in quanto “le donne sole con figli piccoli e i minori senza adulti di riferimento possono essere esposti a abusi e sfruttamento da parte di trafficanti”. Diversamente dagli adulti, per i quali (in base al regolamento di Dublino) la procedura di richiesta di asilo può essere effettuata solo nel primo paese di arrivo, ai minori è garantita la possibilità di richiedere la protezione in qualsiasi paese facciano richiesta. Eppure, come ha denunciato qualche settimana fa la parlamentare elvetica Lisa Bosia Mirra, presidente dell’associazione Firdaus, “ci sono testimonianze di decine di minori che pur avendo dichiarato di voler presentare domanda di asilo in Svizzera, sono stati ricacciati indietro”. Confermano la dinamica i volontari della parrocchia di Rebbio, a pochi chilometri dal confine, dove don Giusto della Valle tiene sempre la porta aperta ed ha accolto nell’ultimo mese nei suoi locali la maggior parte dei 600 minori non accompagnati che la Caritas Diocesana di Como ha preso in carico dalla Prefettura. Come spiega a ilfattoquotidiano.it don Giusto, da cinque anni dopo una vita in Camerun:“Fino a giugno passavano facilmente in Svizzera, ma ora è quasi impossibile. Per fortuna Como si è mossa, moltissime persone solidali hanno reso possibile l’accoglienza in città e supportato i migranti in transito. È importante che ci siano luoghi di dialogo e di incontro con i migranti. In queste settimane abbiamo stretto rapporti importanti con diverse associazioni elvetiche per cercare insieme alcune soluzioni per la riapertura della frontiera.” Tra le iniziative messe in campo, ieri si è incontrato a Rebbio un team legale di avvocati svizzeri, disposti ad accompagnare volontariamente i minori a fare la richiesta di asilo a Chiasso, per tutelarli e assicurare il rispetto dei loro diritti. “È un’iniziativa importante, perché molti ragazzi non conoscono i loro diritti”, evidenzia Federica Giannotta di Terres des Hommes, che aggiunge: “Continuiamo a registrare minori soli rimandati in Italia, ci raccontano che vengono spogliati e perquisiti, trattenuti in alcuni casi più a lungo dei maggiorenni ma poi ugualmente respinti, anche se richiedono asilo in Svizzera”. Conferma questa situazione anche l’assessore alle Politiche sociali di Como Bruno Magatti: “A Chiasso la polizia italiana riceve oltre 100 persone respinte ogni giorno, i minori li prendiamo in carico tutti”. E domanda: “Perché oltre confine non accade?” Dalla parrocchia di Rebbio transitano quotidianamente dalle 80 alle 100 persone, tra minori non accompagnati, donne e nuclei familiari con figli anche di pochi mesi: “Ma nessuno vuole rimanere qui, solo in 15 da luglio ad oggi hanno richiesto asilo e iniziato il percorso in comunità per minori”. “È una situazione molto difficile da gestire – denuncia da tempo il direttore della Caritas di Como Roberto Bernasconi – Ci vorrebbero mediatori culturali, interpreti e strutture adatte”. Invece, ancora una volta, l’emergenza umanitaria è in mano ai volontari. “Li ospitiamo nella parrocchia di Rebbio e in altre strutture in città – aggiunge il direttore della Caritas – Offriamo loro cibo, vestiti puliti, la possibilità di lavarsi e dormire.” Lunedì 19 settembre è prevista l’apertura del Centro di Accoglienza gestito dalla Croce Rossa Italiana per conto della Prefettura, ma come sottolineano alcuni volontari della Rete “Como Senza Frontiere” – che incontriamo al campo spontaneo di transito dove in 500 trovano riparo vicino alla stazione – “non sarà facile” convincere le persone in viaggio accampate nei pressi della stazione “ad accettare forme di aiuto che implicano anche luoghi in cui dormire, perché il loro obiettivo è uno solo: oltrepassare il confine con la Svizzera”

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