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Radio e TV
3 Febbraio 2016 | di

Livio Fanzaga di Radio Maria: “Monica Cirinnà? Arriverà anche lei ai funerali. E’ la Babilonia”. Che simboleggia la meretrice

Nuova invettiva pronunciata da padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, contro la legge sulle unioni civili, discorso condito da frasi choc indirizzate alla senatrice Monica Cirinnà. Se la settimana scorsa il religioso negava il suo aiuto alla parlamentare in vista del giudizio del Padre Eterno, stavolta, commentando un editoriale al fiele di Mario Adinolfi, lancia la sua scomunica definitiva. Il religioso, in primis, la paragona alla “Babilonia del capitolo 17 dell’Apocalisse”, immagine che simboleggia la’ madre delle meretrici e delle abominazioni della Terra’, la ‘grande prostituta’. “La Cirinnà, questa qui” – prosegue padre Livio – “adesso brinda alla vittoria con Prosecco. Signora, arriverà anche ai funerali. Stia tranquilla. Glielo auguro il più lontano possibile. Ma arriveranno anche quelli”. Da Monica Cirinnà il j’accuse di padre Livio si allarga a donne “travianti” come Francesca Pascale, compagna di Silvio Berlusconi, definita “esponente della lobby Arcigay”: “Avete capito questa qua? Anche questa qua… niente, sono le donne. Sono le donne in prima fila che vogliono i matrimoni gay. Si vede che si sono stufate degli uomini. Non so io cosa vogliono. Rifilano gli uomini agli uomini. Brave, brave“. Il sacerdote, che si definisce “patriota italiano”, a un certo punto lancia un segnale di pace: “Io non ce l’ho con nessuno, voglio solo salvare l’Italia da questa vergogna. Se quelle medesime persone, compresa la Cirinnà, cambieranno parere, assicuro loro la recita di una coroncina, perché così possono andare in paradiso“. I toni di padre Livio poi ritornano irrimediabilmente catastrofisti. Menziona Satana, cita gli “alambicchi del cornuto” e invita i “traditori cattolici del Parlamento” a pentirsi, scomodando la figura di Giuda Iscariota: “Voi però non andate a impiccarvi, mi raccomando. Andate ai piedi della croce a dire “mea culpa, mea culpa, mea culpa”

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