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Cronaca
16 Settembre 2012 | di

La guerra dentro Scampia

“Ma quando finisce la guerra?”. Un bambino di Scampia si chiede quando i clan metteranno fine a questa nuova faida. L’ultimo morto ammazzato è Raffaele Abete, fratello del boss Arcangelo. Le forze dell’ordine, che avevano già colpito duramente gli affari della camorra, hanno intensificato la loro presenza con duecento nuovi uomini. Dopo l’escalation di violenza, il territorio è militarizzato e gli affari si sono ulteriormente ridotti con le tradizionali piazze di spaccio bloccate dalla presenza di un vigilanza fissa e mobile degli agenti. Lo spaccio avviene a domicilio o nei territori limitrofi come Miano o Mugnano dove, in questi giorni, c’è un via vai di tossici e spacciatori. Dentro le vele, gli enormi palazzoni che disegnano l’orizzonte della periferia napoletana, gli appartamenti vengono usati per nascondere droghe ed armi. Molti cittadini chiedono controlli, ma anche altre risposte. ” Io lo stato l’ho visto solo sotto forma di divisa” racconta Antonio, idraulico in nero, che sogna un futuro diverso per i figli. “Li mando tutti a scuola, ma non possono scendere di casa, questa stanza da pranzo è il nostro carcere, il nostro campo di calcio, la nostra pista ciclabile”. Nella nuova guerra si muove, il latitante Marco Di Lauro, figlio del boss Paolo, detto ciruzzo o milionario. Una faida che potrebbe essere il tentativo di ristabilire vecchi equilibri saltati nella guerra con gli scissionisti combattuta tra il 2004 e il 2005.  “Oggi gli affari sono ridotti – racconta un investigatore – ma la contabilità parla di un fatturato di 6 milioni di euro al mese controllando tutte le piazze di spaccio di Scampia e Secondigliano” di Andrea Postiglione e Nello Trocchia

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