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Cronaca
1 gennaio 2014 | di

Catanzaro, così si ammazza in terra di ‘ndrangheta. Duplice omicidio in diretta

È trascorso quasi un anno dalle uccisioni avvenute a Decollatura, in provincia di Catanzaro, dove un ex vigile urbano Domenico Mezzatesta, oggi latitante, e il figlio imprenditore Giovanni hanno sparato a Francesco Iannazzo e Giovanni Vescio, due pregiudicati ritenuti vicini agli ambienti mafiosi del catanzarese. Un agguato in diretta che i Carabinieri sono riusciti a ricostruire grazie alle telecamere all’interno del ‘Bar del Reventino’ dove è avvenuta la sparatoria. Un filmato choc in cui si vede chiaramente Domenico Mezzatesta impugnare la pistola ed esplodere numerosi colpi contro le due vittime. Questo video in esclusiva, oggi pubblico perché inserito nel fascicolo del processo che si sta celebrando davanti al Tribunale di Lamezia Terme, ha incastrato Giovanni Mezzatesta arrestato dai Carabinieri qualche ora dopo il delitto. È scappato, invece, il padre Domenico che dalla latitanza, nei mesi scorsi, ha inviato una lettera ai giornali: “Volevano chiedermi il pizzo di 1500 euro al mese. Ho perso la ragione e ho sparato”. Secondo gli inquirenti, invece, il duplice omicidio è maturato proprio in relazione all’alleanza sorta tra un noto imprenditore della zona e le persone assassinate che si erano date appuntamento il 19 gennaio scorso in quel bar per chiarire con i Mezzatesta la natura degli atti intimidatori. Pochi mesi prima, a settembre, infatti, un ordigno era esploso nei pressi dell’abitazione dell’assassino, la cui figlia era stata battezzata dal boss Vincenzo Torcasio, detto ‘Porchetta’ ucciso nel giugno 2011 nell’ambito di una faida che ha insanguinato Lamezia Terme  di Lucio Musolino

Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’avvocato Antonio Gigliotti per conto della signora Giuseppina Mezzatesta:

In nome e per conto ed in forza di espresso incarico ricevuto dalla sig.ra Giuseppina Mezzatesta nata a Catanzaro il 01/09/1973, residente in Deccolatura alla Piazza della Vittoria 132 int. 2, formulo la presente, quale espressa richiesta di rettifica ai sensi della disposizione normativa in oggetto.
In riferimento all’articolo a firma di Lucio Musolino pubblicato on line in data 1 gennaio 2014, “Catanzaro, così si ammazza in terrà di ‘ndrangheta. Duplice omicidio in diretta”, la mia assistita, figlia di sig. Mezzatesta Domenico ritiene che l’articolo in questione fornisca una fuorviante immagine del padre e precisamente quella di soggetto contiguo con la criminalità organizzata di tipo mafiosi e ciò sulla base di una circostanza, riportata nel suddetto articolo, non corrispondente a verità, atteso che nessuno dei figli di Domenico Mezzatesta è stai mai battezzato da tale Vincenzo Torcasio, detto “Porchetta”.

Avv. Antonio Gigliotti

Replica

Prendiamo atto della replica, che pubblichiamo integralmente, della signora Giuseppina Mezzatesta. Allo stesso tempo ribadiamo che quanto scritto nell’articolo è riportato in atti depositati nel processo per duplice omicidio a carico dei signori Giovanni e Domenico Mezzatesta per i quali la Procura di Lamezia ha chiesto la condanna all’ergastolo. In particolare, il giorno 11 settembre 2012, giorno dell’esplosione di un ordigno nei pressi dell’abitazione di Domenico Mezzatesta, quest’ultimo (oggi latitante) avrebbe riferito a un maresciallo della stazione dei carabinieri di Decollatura che la propria figlia, Giuseppina, era stata battezzata dal boss Vincenzo Torcasio, detto “Porchetta”. Il contenuto di quel colloquio è oggetto di un’annotazione di servizio firmata dallo stesso militare e inserita in un’informativa depositata nel fascicolo del processo.

Lu. Mu.

 

 

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