Clorosoda di Gela, “il reparto killer”
“Mio padre è morto di tumore all’esofago nonostante non avesse mai bevuto, mai fumato, non ha mai preso un caffè”. E’ la testimonianza di Massimo Grasso, presidente del comitato degli ex lavoratori di Clorosoda, il “reparto killer” dell’Eni di Gela. “Io ho avuto un trapianto di cuore, vivo con il cuore di un altro” dice Francesco Iraci ex capo turno di Clorosoda, dove si produceva la soda caustica. “Dentro ogni cella c’erano tremila e 400 chili di mercurio: quando le pompe perdevano mercurio noi operai dovevamo spazzare quel mercurio ad altissima temperatura” racconta l’ex operaio Francesco Iraci. Oggi, a quasi 20 anni dalla chiusura del reparto, sono moltissimi i casi degli ex operai di Clorosoda che si ammalano di tumore. E sono tanti anche i casi di malformazioni genetiche tra i figli degli operai: una percentuale di sei volte l’atteso, molto superiore rispetto al resto della regione. “Siamo pronti ad aiutare le famiglie degli ex operai di Clorosoda” assicura Andrea Armaro, responsabile relazioni esterne dell’Eni. Il genetista Sebastiano Bianca però mette tutti in guardia. “Adesso però bisognerà capire cosa succederà in futuro: pensavamo che le percentuali di bambini malformati scendessero, invece nonostante la smobilitazione degli impianti quelle percentuali sono rimaste identiche durante gli anni” di Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti – L’inchiesta sarà ripresa oggi alle 16,30 su Rainews24, canale 48 del digitale terrestre


